giovedì 16 gennaio 2014

It's Weird.

Tutti dicono che New York è una città ospitale, dove cammini e senti che il futuro sarà incredibile e le opportunità ti attendono al prossimo incrocio, giusto dietro quell'edificio di mattoni. A Londra no. A Londra capisci subito che ti devi sporcare e che rimarrai molto probabilmente uno che non ce l'ha fatta, tra i tanti. Mentre corri per Regent's Park noncurante della pioggia gli scoiattoli, gli aironi e pure quelle bestiacce nere, ti trasportano in una dimensione bucolica e democratica, dove tutti sudano non solo tu, anche se loro lo fanno in completini nike fosforescenti. E qualcuno in mezzo al parco ci abita, per questo tu hai dovuto allungare la tua corsa di mezzo isolato. Poi torni a "casa" e ti ritrovi a passare la serata con gli altri cinque con cui dividi la stanza. Il portiere dell'albergo, un rumeno laureatosi in finance, sta giocando a scacchi con il giovane inglese a cui stasera per decenza abbiamo chiesto di non scoparsi la fidanzata. Non lì almeno, perché fanno puzza. La ragazza svedese di vent'anni è appena arrivata, ha portato 5 valigie, una borsa Ikea e altri 2 zaini, ha riempito una stanza già piena e domani andrà a lavorare da H&M. Staurt, invece, viene da sud-ovest, ha un cognome italiano tramandatogli da avi vecchi di generazioni e al supermercato paga sempre una cosa su tre, con la carta però. La padrona di casa, in affitto anche lei, è andata al suo lavoro nel campo della security, da 11 anni vive subaffittando letti in un appartamento di 30 metri quadri e lavorando 16 ore al giorno. Quando non lavora sta alla roulette a sognare di poter non lavorare più. È felice di parlarmi in Italiano e tenta di credere che in questo buco del cazzo ci si possa sentire a casa. Lo fa lavandoti i vestiti anche se tu non glielo hai mai chiesto o sistemando le tue cose sulla mensola, cose che avevi già sistemato. Ma io? Io che cazzo ci faccio qui? Lascio che le cose succedano, una dopo l'altra. Mi domando se dimenticarmi delle comuni norme igieniche e della decenza mi serva a farmi sentire ancora giovane o semplicemente a farmi capire che non lo sono più. Eppure è passato anche questo giorno, ho mangiato parte della latta di fagioli in chilly sauce, comprati per errore. Ormai riesco a mangiare anche la maionese, poche cose mi fanno schifo. Un paese dove spendi meno a comprare un pasto pronto che i singoli ingredienti per farlo, non è chiaramente un paese sano. Ma mi piace. Ti senti accolto e respinto almeno dieci volte al giorno e impari a volerti bene da solo. Questa è una città dove tutti perdono tempo, semplicemente standoci. Però dà un lavoro a tutti, a volte anche più di uno, e poco importa se quel lavoro è solo sopravvivenza e al massimo due pinte al pub all'angolo, con i soldi delle mance. È comunque una città che è facile amare. È uno di quegli amori che poi improvvisamente finisce e vuoi lasciarti alle spalle il più velocemente possibile, senza spiegazioni. Anche se a me non è ancora successo. Intanto ieri ho dato la caparra per i miei 8 metri quadrati, che non perderò nemmeno tempo ad agghindare con foto e ritagli, perché non sarà mai casa, che poi qui le case sono così piccole, sembrano suggerirti quanto ti sarà difficile farti spazio. Della ragazza che lavora da Zara ne parleremo domani e anche del tempo che troverò per me.